Addio emorroidi con il laser

Addio emorroidi con il laser: la guida completa a una soluzione meno invasiva

Le emorroidi sono un disturbo comune e spesso doloroso che può avere un impatto significativo sulla qualità della vita. Per anni, la soluzione chirurgica tradizionale (emorroidectomia) è stata l’opzione principale per i casi più gravi, ma è spesso associata a un decorso post-operatorio lungo e doloroso. Oggi, la tecnologia medica offre alternative molto meno invasive e più confortevoli. Tra queste, il trattamento con il laser si sta affermando come una delle tecniche più innovative ed efficaci, promettendo una rimozione mirata del problema con un recupero più rapido e meno traumatico per il paziente. Ma come funziona esattamente e quali sono i suoi reali benefici?

La tecnica principale: l’emorroidoplastica Laser (LHP® – LaserHemorrhoidoPlasty)

Quando si parla di “togliere le emorroidi con il laser“, nella maggior parte dei casi ci si riferisce a una procedura specifica chiamata Emorroidoplastica Laser (LHP®). A differenza della chirurgia tradizionale che taglia e rimuove il tessuto emorroidario, la LHP agisce dall’interno, senza asportare tessuto e senza danneggiare le strutture sensibili dell’ano come la mucosa e lo sfintere.

Come funziona? Una sottile fibra laser viene inserita direttamente nel gavocciolo emorroidario. L’energia del laser viene quindi rilasciata in modo controllato, causando la coagulazione dei vasi sanguigni che alimentano l’emorroide. Questo processo porta a una progressiva retrazione e riduzione del tessuto emorroidario, che si “sgonfia” e si restringe fino a essere riassorbito dal corpo nelle settimane successive. In pratica, l’emorroide non viene rimossa, ma viene fatta collassare dall’interno, risolvendo il problema alla radice.

Come si svolge l’intervento passo dopo passo

La procedura LHP è relativamente rapida e viene eseguita in regime di day surgery, il che significa che il paziente può tornare a casa il giorno stesso. Ecco le fasi principali:

  • Preparazione e Anestesia: l’intervento viene solitamente eseguito in anestesia locale con sedazione o, in alcuni casi, in anestesia spinale. Questo garantisce il massimo comfort per il paziente durante la procedura.
  • Individuazione del bersaglio: il chirurgo proctologo, tramite un anoscopio, identifica con precisione i gavoccioli emorroidari da trattare.
  • Inserimento della fibra laser: viene praticata una piccolissima incisione alla base dell’emorroide, attraverso la quale viene introdotta la sottile fibra laser. L’incisione è minima e non richiede punti di sutura.
  • Erogazione dell’energia: l’energia laser viene attivata e rilasciata in modo mirato all’interno del tessuto. Il chirurgo muove la fibra per trattare l’intera area, provocando la chiusura dei vasi e l’inizio del processo di retrazione.
  • Fine della procedura: una volta trattati tutti i gavoccioli interessati, la fibra viene rimossa. L’intera operazione dura in media tra i 20 e i 30 minuti.

Chi è il candidato ideale per questo trattamento?

Come avviene la visita proctologicaLa tecnica LHP è particolarmente indicata per il trattamento delle emorroidi di II e III grado, anche in presenza di prolasso. È una soluzione perfetta per i pazienti che desiderano evitare il dolore e il lungo recupero della chirurgia tradizionale. In alcuni casi selezionati, può essere utilizzata anche per emorroidi di IV grado, ma la valutazione deve essere fatta da un chirurgo proctologo esperto, che deciderà la strategia migliore per ogni singolo paziente. Non è generalmente la prima scelta per le emorroidi trombizzate in fase acuta.

I vantaggi principali rispetto alla chirurgia tradizionale

I benefici della tecnica laser sono il motivo del suo crescente successo. I più importanti sono:

  • Dolore post-operatorio notevolmente ridotto: non essendoci tagli né ferite aperte nella zona sensibile dell’anoderma, il dolore dopo l’intervento è minimo e facilmente gestibile con comuni antidolorifici.
  • Massimo rispetto dei tessuti: la procedura non danneggia lo sfintere anale né la mucosa, riducendo drasticamente il rischio di complicazioni a lungo termine come stenosi (restringimento del canale anale) o incontinenza.
  • Recupero molto più rapido: la maggior parte dei pazienti può tornare alle normali attività quotidiane e lavorative nel giro di pochi giorni, a differenza delle settimane necessarie dopo un’emorroidectomia classica.
  • Nessuna medicazione complessa: non essendoci ferite esterne, non sono necessarie medicazioni dolorose. L’igiene si limita a una pulizia accurata e a bagni tiepidi (semicupi).
  • Alto tasso di successo: gli studi internazionali mostrano un’elevata efficacia nel risolvere sia il sanguinamento che il prolasso, con un basso tasso di recidive.

Cosa aspettarsi dopo l’intervento: recupero e convalescenza

Subito dopo l’intervento, il paziente rimane in osservazione per alcune ore prima di essere dimesso. È normale avvertire una sensazione di fastidio o di “corpo estraneo” nella zona anale, che scompare in pochi giorni. Il medico prescriverà antidolorifici per gestire il disagio e lassativi o integratori di fibre per mantenere le feci morbide e facilitare l’evacuazione. È fondamentale curare l’igiene intima e bere molta acqua. Il ritorno alle attività sportive o a sforzi intensi è consigliato dopo circa 2-3 settimane, previa approvazione del chirurgo.

La chiave resta sempre quella di affidarsi a un chirurgo proctologo specializzato in questa tecnica, che possa valutare correttamente il caso e garantire l’esecuzione ottimale dell’intervento.

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