Per decenni, la chirurgia vascolare ha seguito un principio quasi indiscutibile: “La vena è malata? Togliamola”. Che si trattasse del vecchio stripping (asportazione) o delle più moderne tecniche termiche come laser e radiofrequenza (con cui la vena viene chiusa dall’interno), l’obiettivo era sempre lo stesso: eliminare la vena safena.
Oggi, però, l’approccio emodinamico moderno richiede una riflessione clinica più attenta. Siamo sicuri che distruggere un organo sia sempre la scelta migliore? La risposta è no. Con tecniche conservative come CHIVA e ASVAL è possibile trattare la malattia varicosa preservando il patrimonio venoso del paziente. Vediamo perché salvare è meglio che distruggere.
Il cambio di approccio: da demolitori a conservatori
In ogni ambito della medicina moderna, la tendenza è conservare. Un ortopedico prova a salvare il menisco, un senologo preserva il seno. In flebologia, invece, per anni si è considerata la safena come un “tubo sacrificabile”, da eliminare non appena diventava incontinente.
La chirurgia conservativa emodinamica cambia completamente prospettiva. Non si concentra solo sull’effetto estetico (la vena gonfia che scompare), ma analizza la funzione. L’obiettivo non è più sopprimere la safena, ma ripristinarne il corretto funzionamento quando possibile.
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La safena: un “pezzo di ricambio” che ti salva la vita
Perché impegnarsi tanto per salvare una vena che funziona male? La risposta riguarda il futuro del paziente.
- La grande safena non è un vaso inutile: è il miglior materiale biologico disponibile per eseguire bypass coronarici o bypass agli arti inferiori.
- In una popolazione che invecchia, eliminare oggi la safena a un paziente di 40 o 50 anni significa rischiare di privarlo domani di una “ruota di scorta” utile in caso di infarto o arteriopatia.
CHIVA: l’approccio dell’ingegnere idraulico
La tecnica CHIVA (Cura Emodinamica dell’Insufficienza Venosa in Ambulatoriale) rappresenta in pieno la filosofia conservativa.
Per capirla, basta immaginare il sistema venoso come una rete idraulica. Quando una vena è varicosa, il sangue scende (reflusso) invece di salire verso il cuore, creando pressione e dilatazione.
Invece di chiudere il “percorso”, come accade con il laser, la CHIVA devia i flussi. Attraverso legature mirate, definite con precisione in base alla mappa emodinamica del paziente, il sangue viene indirizzato verso il sistema venoso profondo.
Il risultato? La safena si sgonfia, torna a un calibro più normale e continua a svolgere la sua funzione, restando disponibile anche per eventuali necessità future.
ASVAL: l’approccio del giardiniere
Se CHIVA agisce sui flussi, la tecnica ASVAL (Ablazione Selettiva delle Varici in Anestesia Locale) agisce sui “pesi”.
Possiamo immaginare la safena come il tronco di un albero e le varici come rami pesanti. A volte il tronco si piega perché i rami lo tirano verso il basso.
La tecnica ASVAL interviene proprio lì: si rimuovono solo i rami malati attraverso micro-incisioni, lasciando intatto il tronco. Alleggerita dal carico, la safena può recuperare la propria competenza.
È una tecnica “dolce”, che unisce un ottimo risultato estetico alla preservazione della funzione venosa principale.
Non è per tutti: l’importanza del mappaggio emodinamico
Perché queste tecniche non vengono proposte a tutti? Perché richiedono una competenza diagnostica molto approfondita.
La chirurgia ablativa è standardizzata. La chirurgia conservativa, invece, è personalizzata.
Per stabilire se un paziente è idoneo a CHIVA o ASVAL serve un mappaggio emodinamico avanzato: un Ecocolordoppler dettagliato che traccia la mappa dei flussi. Solo un chirurgo esperto di emodinamica può interpretare correttamente questa cartografia.
I vantaggi concreti per il paziente
I benefici della chirurgia conservativa sono numerosi:
- Mininvasività reale: entrambe le tecniche si eseguono in anestesia locale.
- Nessun ricovero: il paziente entra e esce camminando.
- Rispetto dei tessuti: a differenza dello stripping, vengono preservati i nervi sensitivi e i canali linfatici, con un minor rischio di gonfiore o edemi nel post-operatorio.
La medicina del futuro non distrugge, ripara.
Sebbene le tecniche ablative come il laser restino valide in alcune situazioni, il compito di un chirurgo vascolare moderno è valutare prima la possibilità di salvare la vena.
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Il primo passo è un Mappaggio Emodinamico accurato. Prenota una visita specialistica per valutare la strategia più adatta alla salute delle tue gambe e al tuo futuro.
Fonti
Foto: Adobe free stock