Rivascolarizzazione del piede diabetico

Rivascolarizzazione del piede diabetico

Rivascolarizzazione del piede diabetico

Una delle più gravi complicanze legate al diabete mellito riguarda il piede (cosiddetto piede diabetico) e può manifestarsi con la comparsa di ulcere ed infezioni cutanee che, nei casi più gravi, se evolvono in necrosi tissutale (gangrena) possono portare fino all’amputazione. Oggi abbiamo a disposizione una grande conoscenza delle possibilità di prevenire il piede diabetico, ma anche di curarlo adeguatamente per evitare un’amputazione. Parliamo, quindi, di nuove tecniche di rivascolarizzazione del piede diabetico, in particolare utilizzando cellule polimorfonucleate.

Cause del piede diabetico

Il diabete porta a cambiamenti nei vasi sanguigni. Il ridotto afflusso sanguigno può causare dolore molto intenso ed invoercibile (assente agli esordi della patologia) infezione ed ulcere (ferite che non guariscono).

Il piede neuroischemico

La neuropatia diabetica e la malattia vascolare periferica sono condizioni gravi che un medico deve monitorare attentamente. Entrambi causano complicazioni che possono avere effetti gravi come:

  • ulcere del piede
  • infezioni, comprese infezioni della pelle, infezioni ossee e ascessi
  • gangrena, quindi la morte dei tessuti
  • deformità del piede
  • neuroartropatia diabetica conosciuta come “piede di Charcot”.

Prevenzione del piede diabetico

Vi propongo un decalogo degli specialisti della Società Italiana Diabetologia (SID) per prevenire il piede diabetico.

  1. Esaminare ogni giorno i piedi, soprattutto la pianta, il tallone e tra le dita. Osservare se tra le dita la pelle è macerata, biancastra, e se le unghie tendono a incarnirsi
  2. Lavare i piedi ogni giorno, con acqua tiepida e un sapone di buona qualità. Asciugarli bene con un asciugamano morbido, specialmente tra le dita. Non fare pediluvi prolungati o con sali: macerano o disidratano la pelle
  3. Dopo aver lavato i piedi, guardare se ci sono ispessimenti duri della pelle sul tallone o sui margini della pianta del piede. In questo caso, strofinare delicatamente le parti interessate con una pietra pomice naturale.
  4. Dopo avere asciugato i piedi, massaggiarli con una crema idratante a base di urea, per mantenere la pelle elastica e morbida. Se, malgrado queste precauzioni, si continuano a formare ispessimenti e callosità alla pianta del piede, consultare il medico, perché potrebbe essere il segno di un cattivo appoggio del piede o di scarpe inadatte
  5. Evitare temperature troppo calde o troppo fredde e, di conseguenza, non utilizzare borse d’acqua calda o termofori. Se di notte i piedi sono freddi, indossare calze di lana. Meglio ancora, indossare calze di seta, sotto le calze di lana
  6. Non camminare mai scalzi, neppure in casa o in spiaggia. Indossare scarpe comode, evitare le scarpe con punta stretta o con tacchi alti, come pure le scarpe aperte e i sandali. Indossare le scarpe nuove per brevi periodi, fino a quando non si adattano bene al piede. Ispezionare con la mano l’interno delle scarpe prima di calzarle: potrebbero esserci corpi estranei, chiodini o irregolarità della tomaia
  7. Non indossare mai le scarpe senza calze. Indossare poi calze di giusta misura, senza rammendi e, possibilmente, senza cuciture. Cambiare calze e calzini ogni giorno. Non portare giarrettiere o elastici che stringano le gambe
  8. Tagliare le unghie dritte, non troppo corte, con un tronchesino a punte arrotondate. Non usare forbici appuntite e poi, per smussare gli angoli, utilizzare una lima a punta arrotondata. Se si è in difficoltà, farsi tagliare le unghie o usare soltanto la lima. Avvertire sempre il podologo che si è diabetici
  9. Non tagliare calli o duroni. Non forare le vesciche o le bolle con aghi. Coprire le ferite con garza sterile, da fissare poi con rete elastica o cerotto di carta. Non usare cerotti telati. Cambiare la medicazione almeno ogni giorno e osservare attentamente la lesione
  10. Non ascoltare mai i consigli di parenti, vicini o altri diabetici, ma seguire sempre le istruzioni del medico o del farmacista o dell’infermiere addetto alla cura dei piedi.

Alimentazione

Aggiungiamo anche quanto sia importante seguire una dieta corretta.

La dieta del soggetto con diabete ha l’obiettivo di ridurre il rischio di complicanze del diabete e di malattie cardiovascolari attraverso il mantenimento di valori di glucosio e lipidi plasmatici e dei livelli della pressione arteriosa il più possibile vicini alla normalità.

I diabetici tipo 1 hanno necessità di regolare in maniera più stretta la terapia insulinica all’apporto dietetico e all’attività fisica, mentre per i diabetici tipo 2, che in genere sono anche sovrappeso o francamente obesi, assume maggior importanza un adeguato stile di vita che comprenda riduzione dell’apporto calorico, soprattutto dai grassi, e aumento dell’attività fisica per migliorare glicemia, dislipidemia e livelli della pressione arteriosa.

Trattamento per il piede diabetico

Quando la prevenzione o il trattamento non chirurgico non hanno successo il medico potrebbe prendere in considerazione un intervento chirurgico. Le opzioni chirurgiche includono:

  • la rimozione del tessuto in decomposizione o morto
  • amputazione
  • stabilizzazione chirurgica del piede di Charcot
  • un bypass arterioso per la malattia vascolare periferica, che aiuta il flusso sanguigno nell’area
  • procedure endovascolari con o senza posizionamento di stent per mantenere aperti i vasi sanguigni.

L’ angioplastica consente di riaprire le arterie di medio e piccolo calibro fino al piede e di ripristinare il flusso sanguigno.

L’utilizzo di cellule polimorfonucleate

Negli ultimi anni la medicina rigenerativa ha fatto passi da gigante, mettendoci a disposizione nuove tecniche per intervenire sul piede diabetico. In particolare la terapia con le cellule polimorfonucleate (PBMNC). Si tratta di un’infusione di cellule mononucleate del sangue periferico che, come indicato da studi recenti, favorisce la chiusura delle ulcere e la neoangiogenesi.

É indicata in pazienti non rivascolarizzabili o con rivascolarizzazione non sufficiente affetti ischemia critica degli arti inferiori ed è un’opzione per ridurre il rischio di amputazione.

Riferimenti bibliografici

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