Quando una paziente entra nel mio studio lamentando vene varicose recidive (che sono tornate dopo un intervento) o varici in posizioni “atipiche”, la mia attenzione non si ferma alla gamba. Spesso, lo sguardo clinico deve risalire verso l’addome.
Esiste infatti un legame diretto tra la pancia e le gambe. Molte donne che pensano di avere solo un “problema di circolazione agli arti inferiori”, in realtà soffrono di una congestione venosa pelvica che scarica la sua pressione verso il basso. Se non chiudiamo il “rubinetto” in alto, asciugare il pavimento in basso (la gamba) sarà inutile: l’acqua continuerà a scendere.
L’effetto a cascata: i punti di fuga
Il sistema venoso è un insieme di vasi comunicanti. In presenza di un varicocele pelvico (dilatazione delle vene ovariche o iliache), il sangue ristagna nel basso ventre.
Per gravità e per la pressione accumulata, il sangue cerca una via di uscita, una “valvola di sfogo”.
Queste vie di fuga sono chiamate punti di fuga. Il sangue “scappa” dalla pelvi e si riversa nelle vene delle gambe attraverso connessioni inguinali, perineali o glutee.
Ecco perché curare la safena o fare sclerosanti sui capillari senza valutare la situazione pelvica porta spesso a delusioni: stiamo curando l’effetto, non la causa.
I campanelli d’allarme sulle gambe (non solo mal di pancia)
Come capire se le varici dipendono dalla pelvi? Oltre ai sintomi ginecologici (dolore pelvico cronico, dolore durante i rapporti), ci sono segnali che si leggono sulle gambe:
- Varici in sedi atipiche: parte posteriore della coscia, glutei o zona inguinale.
- Varici vulvari: vene dilatate sulle grandi labbra, spesso comparse in gravidanza.
- Peggioramento ciclico: gambe più pesanti o dolenti nei giorni che precedono il ciclo.
- Recidive inspiegabili: varici tornate dopo un intervento tecnicamente corretto.
La diagnosi deve guardare oltre
Per confermare il sospetto, un Eco-Doppler standard delle gambe non basta. Serve un esame che includa vasi addominali e pelvici oppure una risonanza o TAC dedicata.
Il chirurgo vascolare deve mappare i punti di fuga e capire da dove arriva il sangue che alimenta le varici.
L’embolizzazione a protezione delle gambe
Quando la causa è nelle vene pelviche, la soluzione non è chirurgica nel senso tradizionale. La tecnica indicata è l’Embolizzazione Pelvica, una procedura radiologica mininvasiva.
Attraverso un piccolo accesso (braccio o inguine), si raggiungono le vene ovariche o iliache dilatate e si chiudono tramite spirali o schiume sclerosanti.
L’effetto è doppio:
- Sollievo pelvico: si riduce il peso al basso ventre.
- Protezione delle gambe: eliminando il rifornimento dall’alto, le varici delle gambe smettono di essere alimentate e i trattamenti diventano molto più stabili.
Se combatti da anni con vene che tornano o con dolori alle gambe che seguono il ritmo del ciclo mestruale, non fermarti all’apparenza.
Il fattore decisivo per gambe sane e leggere potrebbe trovarsi, inaspettatamente, nella cura della tua pelvi.
Stanca di trattare le varici per poi vederle tornare? È il momento di smettere di curare solo il sintomo e cercare la causa alla radice. Prenota uno studio emodinamico approfondito per valutare la salute delle tue vene nel loro insieme, dalla pelvi ai piedi.
Fonti
https://my.clevelandclinic.org/health/diseases/24213-pelvic-congestion-syndrome
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10928522
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